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Fin qui visse un uomo

11,40

Autore: Gerardo Masuccio
Prefazione: Giovanna Rosadini
Collana: Interno Libri
ISBN: 978-88-85583-43-6
Pagine: 116
Formato: 11×17 cm

Libro stampato nel mese di marzo 2020, messo in vendita, causa Covid-19, il 21 maggio 2020.

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Descrizione

L’opera prima di Gerardo Masuccio consegna al lettore un canto malinconico e consapevole del mistero dell’essere, in costante equilibrio tra la precarietà della vita, il silenzio della verità e l’estraneità al mondo. Con uno stile vigile, misurato e riconoscibile, Fin qui visse un uomo è la prova documentale della vita che accade nel segno della caducità dei rapporti e dell’amore, in cui il poeta diventa testimone della propria marginalità e voce di un riscatto che dà sostanza al proprio vivere.

 

E non mi scuote il punto di domanda:
che il peccato sia un dono o una colpa
è il dilemma del folle,
che l’amore sia un fiume
cui manca la foce – o la fonte –
è l’inganno del mite.

Questo mio sopravvivermi invece
non trova risposta
tra la polvere e i piatti di carta,
nell’istinto dell’acqua e del sonno.

E si nutre – spiraglio taciuto –
del tiepido gelo
d’esser qui, ma per sbaglio.

 

*

 

Ritorna la memoria al corridoio,
alla tua stanza
foderata d’ombra.
La porta austera, in vetro,
ci separa:
di là forse riponi una collana
nel portagioie,
di qua mi stringo al dubbio del silenzio.

Cos’è l’averti amata, se non tregua
dal desiderio d’essere?
Cos’è, se non dolore, oltre la porta
saperti – inerme – attendere
l’appello dell’assenza?

Io serbo una speranza e cedo al vuoto,
dove non c’è più dove
e tace il quando:
amarti senza l’onore
di chi – ferito, stanco –
ama ed è.

 

*

 

Non ha senso
e ne dà. Come un giglio
che gridi a chi passa,
da un ciglio di via:
“Fin qui visse un uomo”.

 

*

 

Eppure nei recessi del pensiero
dove mi è ancora dato
di tradirmi,
l’impermanenza annoda le radici
a superfici incerte,
al provvisorio.

Il numero di chi non ha più voce
è ancora – inerte –
nella rubrica dei vivi,
la polvere insegue l’assenza
e nel cassetto dell’infanzia
trattengo un’ultima biglia.