New Jersey

Autore: Marco Bini
Prefazione: Cristiano Poletti
Collana: Interno Libri
ISBN: 9788885583542
Data di pubblicazione: 16 novembre 2020
Pagine: 108

11,00

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E se non fosse ciò che siamo, ma la distanza da quel che poteva essere a definirci? Forse proprio l’estraneità e la lontananza – dal cuore delle cose, dal desiderio, dal senso – sono tra le cifre del nostro tempo. Basta poco, come fa il breve braccio di fiume tra lo Stato del New Jersey e le luci scintillanti di New York, a separarci dalla nostra Terra Promessa. In New Jersey, il suo terzo libro di poesie, Marco Bini riporta questa metafora alla provincia emiliana, il luogo in cui si inscena l’“errore di progettazione” della natura umana: desiderante, ma incapace di raggiungere uno stato di grazia. Come scrive Cristiano Poletti nella prefazione “la provincia è così: non si afferra, non ne prendi esattamente tutti i contorni”. La divaricazione è geografica, ma anche storica ed esistenziale: riguarda i sogni, gli affetti e il tempo non decisivo che sembriamo vivere, dove tutto è già successo, magari altrove. Se, come diceva Iosif Brodskij, “la poesia è la miglior scuola d’insicurezza che ci sia”, New Jersey è un piccolo manuale in versi di insicurezze e ossessioni, zavorre e cicatrici, accanto ad accensioni liriche che sembrano lanciate all’inseguimento di un riscatto possibile.

 

Dovremmo credere ai cartelli quando come costole
spalancano al cuore spazio per pulsare,
se l’alluminio rifrange in cifre la misura
del divario fossile che basta a sentirci persi

o vederli come sfregi verticali al modo che abbiamo
di sbirciare l’orizzonte del nostro New Jersey
ma senza ponti per il centro dove agglomerarsi
nel nucleo vulcanico dove fabbricano la luce?

 

*

 

Formigine
(a partire dalla foto di Luigi Ghirri)

Non è il viottolo a perdercisi dentro, ma è la nebbia
che lo stende come stessero uscendo a chiamarci
tra le colonne in mattone–memoria della terra
di un rosso che ha senso sempre e ho sempre amato.

Il nome fa geometria – sembra “qui si dà la forma”
– ma è uno scampolo di Emilia simmetrica dove scappa quasi tutto:
anche l’occhio si stacca dall’idea di eterno
e oro medievale del fondo latte e luce,

prende la verticale del palo, sale fin dove sa arrivare.

 

*

 

Le sette del mattino puntuali si ripresentano
e mai una volta che siano stupore.
Non vedresti il senso neppure
se mettessero il manifesto che esistere
è anche sognare il sogno di farsene qualcosa,
intrecciarsi al desiderio.

Nel miracolo fiuti l’eversione
e, ricadendoti dentro, pre–muori:
provare a riprenderti è gettare amore
nei gorghi di Panaro
o sbrindellarsi nel decollo
come quando in altalena la punta delle scarpe
bruciava i contorni sfiorando il centro del sole.

 

*

 

Lingua e precisione separano i destini
quando l’impressione spodesta gli aggettivi
e diventa quintessenza, una foglia
che scheletrisce sull’asfalto: così accade
durante un rientro a casa in notturna
su una strada che smarrisce e sorprende
nel tracciato, sotto un braille di stelle
che non so leggere, tra un catalogo vegetale
dai nomi che sfuggono, dosando gas
e freno nel mistero meccanico del movimento.

Stampato ma fuori registro dentro il tempo
l’ombra che non corrisponde e non sostiene
ma sbava i miei contorni: li drena, li svuota.

Il cono dei fari inquadra la danza del respiro
gigantesco della terra, pochi chilometri ancora,
le fusa dolci del milledue benzina: mai,
in nessun altro modo e così forte per giunta
spinge, buca e poi dilaga in corpo il senso
che non sarebbe perdita ma grazia superiore
spegnere tutto senza averci capito niente.

Nota biografica

Marco Bini (1984) vive a Vignola (MO). Suoi testi sono apparsi nelle antologie La generazione entrante e Post ‘900 (entrambe Giuliano Ladolfi Editore, 2011 e 2015) e in diverse riviste cartacee e online come “Nuovi Argomenti”, “Poetarum Silva” e “Poesia del Nostro Tempo”. Ha pubblicato le raccolte di poesie "Conoscenza del vento" (Giuliano Ladolfi Editore, 2011) e "Il cane di Tokyo" (Giulio Perrone Editore, 2015). Collabora con Poesia Festival in provincia di Modena.