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OBIT

17,10

Autrice: Victoria Chang
Curatela e traduzione: Adele Bardazzi
Collana: Interno Books
ISBN: 9791281315235
Data di pubblicazione: 14 giugno 2024
Pagine: 252
Formato: 13×19 cm

Collana:

Descrizione

Il libro
Quando muore, qualcuno che ami, tutto muore. Il suo vestito blu muore. L’empatia muore. Le amicizie muoiono. Tu, sopravvissuto a questa perdita, muori. OBIT, scritto da Victoria Chang dopo la morte della madre, scompone il dolore in tutta la sua liricità. Dopo un iniziale rifiuto della forma elegiaca per paura di cadere nel cliché, nel sentire la parola obit, abbreviazione di obituary (necrologio), Chang ne rimane commossa: dalla forza di questo suono, dalla lunga /o/ e dalla durezza della /t/ finale. Inizia così a scrivere necrologi dedicati alle numerose intermittenze della morte – un lungo e stretto blocco a forma rettangolare volto a fissare ogni persona, esperienza e oggetto perduto. Questo diventa una nuova forma attraverso la quale poter parlare di dolore e perdita. Questi necrologi poetici di Chang sono spesso alternati ad una serie di tankas che riflettono sul paradosso emozionale di essere genitore, proprio nel momento in cui si cerca di comprendere la perdita del proprio genitore. Nello scrivere questo libro sulla perdita, Chang tiene in mano uno specchio in grado di riflettere la vita. OBIT rivela la testarda ricerca di una lingua che possa dare voce alla perdita e, allo stesso tempo, di una speranza che possa sopravvivere, anche quando tutto è perduto.

L’autrice
Victoria Chang è titolare della cattedra Bourne di poesia presso il Georgia Tech. Ha ricevuto anche una borsa di studio Guggenheim e il Chowdhury Prize in Literature. Il suo ultimo libro di poesie, The Trees Witness Everything, è stato pubblicato da Copper Canyon Press e Corsair Books nel Regno Unito nel 2022 ed è stato nominato uno dei migliori libri del 2022 dal New Yorker e dal Guardian. Il suo libro di saggistica, Dear Memory (Milkweed Editions), è stato pubblicato nel 2021 ed è stato nominato uno dei libri di saggistica preferiti del 2021 da Electric Literature e Kirkus. OBIT (Copper Canyon Press, 2020) è stato nominato New York Times Notable Book, Time Must-Read Book e ha ricevuto il Los Angeles Times Book Prize, l’Anisfield-Wolf Book Award in Poetry e il PEN/Voelcker Award. È stato inoltre inserito nella longlist del National Book Award e finalista del National Book Critics Circle Award e del Griffin International Poetry Prize.

Anteprima

Il lobo frontale di mio padre: morto senza pace per un ictus il 24 giugno 2009 presso lo Scripps Memorial Hospital a San Diego, California. Nato il 20 gennaio 1940, il lobo frontale si era goduto la vita. Amava essere il capo. Provò a parlare nuovamente ma qualcuno lo aveva messo dentro a un sacchetto. Quando il lobo frontale morì, si risucchiò le labbra come una finestra serrata. Al funerale delle sue parole, mio padre non smise di parlare e il suo amore mi trapassò, cadde a terra, una terra che non c’era. Potevo sentire qualcuno sbattere i piedi. Il corpo è qualcosa di disorientante tanto quanto il linguaggio; il lobo frontale stava facendo un capriccio o stava ballando? Quando presi il telefono di mio padre, le sue parole morirono in quella bara di plastica. Al funerale per le sue parole, discutemmo del mio aborto. Non è davvero un bambino, disse. Finii le parole, mi allontanai per risvegliare il bambino senza vita. Pensai al tecnico che aveva abbandonato la bacchetta e era uscito silenziosamente dalla stanza nel momento in cui non fu in grado di trovare il battito del cuore. Capii allora che l’oscurità è cadere senza fine. Quell’oscurità non è assorbimento di colore ma assorbimento di linguaggio.

 

My Father’s Frontal Lobe—died unpeacefully of a stroke on June 24, 2009 at Scripps Memorial Hospital in San Diego, California. Born January 20, 1940, the frontal lobe enjoyed a good life. The frontal lobe loved being the boss. It tried to talk again but someone put a bag over it. When the frontal lobe died, it sucked in its lips like a window pulled shut. At the funeral for his words, my father wouldn’t stop talking and his love passed through me, fell onto the ground that wasn’t there. I could hear someone stomping their feet. The body is as confusing as language—was the frontal lobe having a tantrum or dancing? When I took my father’s phone away, his words died in the plastic coffin. At the funeral for his words, we argued about my miscarriage. It’s not really a baby, he said. I ran out of words, stomped out to shake the dead baby awake. I thought of the tech who put the wand down, quietly left the room when she couldn’t find the heartbeat. I understood then that darkness is falling without an end. That darkness is not the absorption of color but the absorption of language.

 

*

 

Mia madre: morta senza pace il 3 agosto 2015 nella sua stanza al Walnut Village Assisted Living ad Anaheim, California di fibrosi polmonare. La stanza era nata il 3 luglio 2012. Il Village non era un villaggio. Nessun albero di noce. Solo fiori recisi. Nei giorni precedenti, l’infermiere dell’ospizio aveva fatto scorrere silenziosamente lo stetoscopio sopra al polmone di mia madre e aspettava che si gonfiasse. In un modo in cui l’attesa diviene una ferita. Il modo in cui l’infermiere sospirò, chiuse gli occhi e disse mi dispiace. Il sangue mi affluì al viso o nelle punte delle dita? Riaprì gli occhi prima o dopo aver detto mi dispiace? Il modo in cui la memoria echeggia dopo uno sparo. Il modo in cui proviamo a ricordare lo sparo ma non possiamo. Il modo in cui la memoria si risveglia dopo che qualcuno è morto e comincia a camminare.

 

My Mother—died unpeacefully on August 3, 2015 in her room at Walnut Village Assisted Living in Anaheim, California of pulmonary fibrosis. The room was born on July 3, 2012. The Village wasn’t really a village. No walnut trees. Just cut flowers. Days before, the hospice nurse silently slid the stethoscope on top of my mother’s lung and waited for it to inflate. The way waiting becomes an injury. The way the nurse breathed in, closed his eyes, breathed out, and said I’m sorry. Did the blood rush to my face or to my fingertips? Did he reopen his eyes before or after he said I’m sorry? The way memory is the ringing after a gunshot. The way we try to remember the gunshot but can’t. The way memory gets up after someone has died and starts walking.

 

*

 

Ossessione: nata il 20 gennaio 1940, non è mai morta dopo l’ictus, ma è cresciuta. L’ictus fornì una porta di quercia, non solo solida ma impenetrabile. L’ossessione viveva in isolamento dietro la porta di quercia. Dopo l’ictus, l’ossessione portò mio padre in palestra a camminare sul tapis roulant. Camminava come in un incendio, camminava così tanto da scomparire. Il suo cervello aveva ormai un accento e nessuno riusciva a capire come impedirgli di imparare la nuova lingua. Mia madre chiamò e disse che era caduto sul tapis roulant, aveva sbattuto la testa, gli anticoagulanti gli avevano fatto scorrere il sangue come un chiaro di luna. Gli fecero dei buchi in testa, aspirarono il sangue e altre parole. Mio padre fu finalmente fermato, consegnò il resto delle sue parole, gli legarono la lingua. E sognò su carta bianca.

Obsession—born on January 20, 1940, never died after the stroke but grew instead. The stroke gained an oak door, not just hard but impenetrable. The obsessions lived in solitude behind the oak door. After his stroke, the obsession took my father to the gym to walk on the treadmill. He walked as if through a wildfire, he walked so much, he disappeared. His brain now had an accent and no one could understand how to stop him from learning the new language. My mother called and said he fell on the treadmill, hit his head, blood thinners spread his blood like moonlight. They drilled holes in his head, vacuumed out the blood and more words. My father was finally arrested, he turned in the rest of his words, they bound his tongue. And he dreamed in blank paper.