Availability: Disponibile

Questo mio corpo sfamerà le rose

14,25

Autrice: Florbela Espanca
Curatela e traduzione: Graziano Graziani
Collana: Interno Novecento
ISBN: 9791281315204
Data di pubblicazione: 31 maggio 2024
Pagine: 244
Formato: 13×19 cm

Descrizione

Il libro
La collana «Interno Novecento» accoglie una selezione di cento sonetti tratti dalle tre raccolte di Florbela Espanca, il Libro delle afflizioni (Livro Mágoas, 1919), Libro di Soror Saudade (Livro de Sóror Saudade, 1923), pubblicate in vita, e Brughiera in fiore (Charneca em flor, 1931), uscita postuma, ma comunque allestita dall’autrice prima della sua morte. L’ultima sezione proviene invece da una silloge di inediti, Reliquiae, uscita postuma nel 1934. Nonostante tra i primi estimatori e traduttori di Florbela Espanca ci sia stato l’italiano Guido Battelli, professore all’università di Coimbra con cui la poetessa portoghese era in confidenza, nel nostro Paese le sue poesie non sono mai state pubblicate in edizione critica, pur circolando tra web e piccole recentissime edizioni. Poesia di esaltazione e disperazione, di sensualità e cupezza, la scrittura di Florbela Espanca deve una parte importante dell’efficacia delle sue atmosfere al ritmo, all’andamento “sonoro” della struttura del sonetto. Per questo motivo il traduttore dell’opera, Graziano Graziani, ha scelto di mantenere la struttura metrica dell’endecasillabo e laddove possibile la concordanza delle rime, pur distanziandosi in qualche caso dalla letteralità della traduzione. Una scelta volta a salvaguardare la musicalità della scrittura della poetessa, favorita dalla forte parentela linguistica tra il portoghese e l’italiano, e dalla presenza del testo originale a fronte.

L’autrice
Florbela Espanca nasce nel 1894 a Villa Viçosa, cittadina dell’Alentejo portoghese. Con questo pseudonimo firma poesie, sonetti, racconti e traduzioni, collaborando con varie riviste letterarie della sua epoca, il periodo turbolento del Portogallo repubblicano che sfocerà nella dittatura di Salazar. Nel tempo la sua figura di autrice fuori dagli schemi, desiderosa di affermare la sua voce poetica in un mondo letterario essenzialmente maschile, e le relazioni amorose difficili, i divorzi, i tentativi di suicidio che segnarono un’esistenza tumultuosa, hanno trasformato Florbela Espanca in una figura protofemminista. In realtà non espresse mai posizioni politiche, ma la sua poesia considerata “scandalosa”, carica di erotismo, segnò una forte discontinuità nelle lettere portoghesi. Resa celebre dai suoi sonetti, che partono da un lirismo cupo per sfociare in una visione panteistica e sensuale, Espanca guardava più alla lezione di Antonio Nobre che alle nascenti avanguardie della sua epoca, di cui fece invece parte il contemporaneo Fernando Pessoa. Nel famoso baule del poeta lusitano fu trovato un biglietto dattiloscritto che definiva Florbela “anima gemella della mia”. In vita pubblicò solo due raccolte di sonetti, Libro delle angosce e Soror Saudade, seguita dalla postuma Brughiera in fiore, alla quale aveva lavorato fino al giorno della sua morte volontaria, avvenuta l’8 dicembre 1930, nello stesso giorno del suo compleanno.

 

Io

Io son colei che è persa per il mondo,
che vaga senza un nord, per strade storte,
del Sogno son sorella, e a questa sorte
son crocefissa, afflitta nel profondo.

Ombra di nube tenue che va affondo,
il cui destino amaro, triste e forte,
spinge brutale verso nera morte!
Anima in lutto, mai compresa a fondo!

Quella che passa e che nessuno vede,
che è detta triste senza che lo sia,
che piange ma il perché non se lo chiede.

A volte sono immagine sognata
di un’anima gemella della mia
che nella vita non m’ha mai incontrata.

 

Eu

Eu sou a que no mundo anda perdida,
Eu sou a que na vida não tem norte,
Sou a irmã do Sonho, e desta sorte
Sou a crucificada… a dolorida…

Sombra de névoa tênue e esvaecida,
E que o destino amargo, triste e forte,
Impele brutalmente para a morte!
Alma de luto sempre incompreendida!…

Sou aquela que passa e ninguém vê…
Sou a que chamam triste sem o ser…
Sou a que chora sem saber porquê…

Sou talvez a visão que Alguém sonhou,
Alguém que veio ao mundo pra me ver,
E que nunca na vida me encontrou!

 

*

 

Mistero

Mi piaci, o pioggia, lì sul pergolato
che dici cose che nessuno intende,
dalla tua cantilena già si estende
un sogno di magia e di peccato.

Dal pallido tuo dito delicato
una canzone alata freme, ascende,
frasi che la mia bocca non apprende,
brusii per un cammino desolato.

Per la mia faccia bianca e fredda già
tu fai passare il brivido che sa
di sensazioni strane, dolorose.

Un giorno capirò quel tuo mistero,
quando, disteso là nel cimitero,
questo mio corpo sfamerà le rose.

 

Mistério

Gosto de ti, ó chuva, nos beirados,
Dizendo coisas que ninguém entende!
Da tua cantilena se desprende
Um sonho de magia e de pecados.

Dos teus pálidos dedos delicados
Uma alada canção palpita e ascende,
Frases que a nossa boca não aprende
Murmúrios por caminhos desolados.

Pelo meu rosto branco, sempre frio,
Fazes passar o lúgubre arrepio
Das sensações estranhas, dolorosas…

Talvez um dia entenda o teu mistério…
Quando, inerte, na paz do cemitério,
O meu corpo matar a fome às rosas!

 

*

 

Alla Morte

Morte, mia Signora Donna Morte,
dev’essere amorevole il tuo abbraccio.
Languido e dolce come un dolce laccio,
come radice, sì, sereno e forte.

E non c’è male a cui non dia conforto
la mano tua, che guida passo passo,
in te, dentro di te, dentro al tuo grembo
non c’è destino triste o malasorte.

O Morte dalle dita di velluto
chiudimi gli occhi, tutto han già veduto!
Prendimi le ali, hanno volato tanto!

E io, figlia di re, son qui bloccata:
una fata maligna mi ha stregata,
e aspetto te… per rompere l’incanto

À Morte

Morte, minha Senhora Dona Morte,
Tão bom que deve ser o teu abraço!
Lânguido e doce como um doce laço
E como uma raiz, sereno e forte.

Não há mal que não sare ou não conforte
Tua mão que nos guia passo a passo,
Em ti, dentro de ti, no teu regaço
Não há triste destino nem má sorte.

Dona Morte dos dedos de veludo,
Fecha-me os olhos que já viram tudo!
Prende-me as asas que voaram tanto!

Vim da Moirama, sou filha de rei,
Má fada me encantou e aqui fiquei
À tua espera,… quebra-me o encanto!