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Tresor

14,25

Autrice: Giulia Martini
Prefazione: Giulia Depoli
Collana: Interno Libri
ISBN: 9791281315174
Data di pubblicazione: 19 aprile 2024
Pagine: 144
Formato: 13×19 cm
Copertina: stampa a caldo “oro”

Collana:

Descrizione

Il libro
Tresor
di Giulia Martini opera un originale connubio tra gesto lirico e riuso programmatico della parola già detta e già scritta, frutto di un ascolto, empatico e attivo, che attraversa secoli di suoni e di ritmi. Il fil rouge che si dipana nelle quattro sezioni del libro è il recupero dei primi documenti che attestano l’italiano antico, alla ricerca di un punto d’origine della lingua e della sua significazione: dalle iscrizioni murali ai documenti notarili, dagli atti di vendita ai conti navali, una molteplicità di materiali accomunati da un uso pragmatico del linguaggio, cioè che dà forma alla realtà in cui viviamo. Così vuole essere la parola poetica di Martini: una parola concreta, che inabita di giorno in giorno la bocca insieme al bere e al mangiare; una parola che è anzitutto evento e gesto. I suoi testi catturano nitidamente un presente in cui l’Io emerge e si definisce nelle sue relazioni con gli altri, in tranches de vie intime e collettive, manifestando con forza un radicale desiderio di comunione. La sua lirica è intrinsecamente dialogante con un Tu che si apre ad un Voi, e incarna l’epifania dell’indistinzione tra la voce altrui e la propria, tra noi e gli altri.

L’autrice
Giulia Martini è nata a Pistoia e vive a Firenze. A giugno 2018 ha pubblicato il libro di poesie Coppie minime (Interno Poesia). Ancora per Interno Poesia, ha curato l’antologia Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90, uscita in tre volumi fra il 2019 e il 2022. Nel 2023 ha conseguito un dottorato di ricerca con una tesi intitolata L’apocalisse dialogica. Forme e funzioni degli scambi di battute nella poesia italiana del Novecento.

 

 

So soltanto che quelle terre
per quei confini che ti mostrai
se le contesero per anni.

Questo tesoro volevo darti.

 

*

 

Manna, per cortesia, la malsania
all’amica mia che non mi chiama
fino a quando non mi darà audienza,
perché è santa, benedetta è la causa.

Manna la fevre contina e terzana
a quella che non rede a questa mensa
ma manica con altra compagnia,
e che si stupefaccia se mi nominano.

(Va il cuore en espineta e rogaria, come in un punto equinoziale a caso, alla scivirita.)

 

*

 

Mi piace talmente tanto
come fai con l’accento, la loquela
che non mi posso coprire, né voglio.

(Non potrai mai non essere non vera
non camminare veramente al buio
non spandere veramente l’oro.)