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Un dio alla porta

Autore: Tishani Doshi
Curatela e traduzione: Andrea Sirotti
Collana: Interno Books
ISBN: 978-88-85583-71-9
Data di pubblicazione: 1 giugno 2022
Pagine: 236
Formato: 15×21 cm

15,00 14,25

Product ID: 9007 Categoria:
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Travolgente, disorientante, genuinamente «civile», la poesia di Tishani Doshi arriva per la prima volta in Italia con un libro in cui intimo, pubblico e sacro si intrecciano e danno vita ad una voce unica e originale. Una lingua composita e meticcia, assertiva, non di rado bizzarra, colta e popolare al tempo stesso, ricca di espressioni e parole che raramente trovano cittadinanza in poesia. Una formidabile eloquenza e vitalità in cui i versi liberi, cadenzati, pensati per essere letti ad alta voce, sono disposti con estro e consapevolezza sulla pagina. Quella di Doshi è una militanza a 360° gradi. Nessuna questione di scottante attualità è esclusa, in India come altrove nel mondo. Le poesie sgorgano dalla cronaca e dalla storia, dalle ultime notizie come dai vecchi rancori e contrapposizioni, lo spunto può essere un articolo di giornale, un video su YouTube, una foto, un dipinto, un libro. Poesie sempre pronte a denunciare le disuguaglianze, il mancato rispetto dei diritti civili. Tra i temi ricorrenti: la condizione della donna, le diseguaglianze economiche e sociali, le trasformazioni esistenziali in tempo di Covid, le relazioni sentimentali, la malattia, le difficoltà quotidiane del singolo individuo; il tutto mediato dalla contrapposizione di due visioni del mondo, tra laica indifferenza e fanatismo religioso, tra spiritualità e materialismo.

 

Mandala

Anyone who believes a leaf is just a leaf is missing
the point. In the attic, there’s a picture of gingko
growing steadily yellow, while the body
of gingko remains evergreen. He works his way
through opium dens and bordellos. I’d like to tell you
not to worry. Reality has a way of sorting itself out,
but panic is infectious. The scare arrives when you’re doing
jumping jacks or organising the cutlery, some moment of low
cosmological drama. Interrupted by the discovery of a lump.
Or the 9 o’clock news. Suddenly, every door handle is a death
sentence. How lonely it must have been for the first astronomers,
freezing on their terraces, trying to catch the light of faraway moons.
Sometimes it’s hard to know whether you’re slowing down
or speeding up. Time’s wobbly trampoline confuses us.
We stitch our days and nights, one to the other,
and it’s like embroidering a galaxy, but even galaxies
recede from one another. Once, a woman played my body
as though it were a harp. I slept on a wooden plank
and she strummed the strings below until I became
a whale shark, pounding through the oceans. I emerged
as if out of a wormhole, more or less intact. For days I felt fins
where my cheeks should have been. We talk of bodies
as though we could not understand the universe within them,
even though we’ve all gaped at the stump of a tree
and understood that time moves outwards in a circle.
And while everything seems endless, there’s always a ring
of something permeable holding us in. Sometimes we leave
the house without our masks and it’s a relief to take a break
from who we are. Dwarf star, prayer bell, lone stag
feeding in the gorse—something will hold a mirror
to our faces, when all we need is to be led upstairs.

 

Mandala

Chiunque creda che una foglia sia solo una foglia non coglie
il punto. C’è una fotografia in soffitta, un gingko
che ingiallisce sempre più, mentre il corpo
del gingko rimane sempreverde. Si apre la strada
attraverso fumerie d’oppio e bordelli. Ti vorrei dire di non
preoccuparti. La realtà sa come sistemare se stessa,
ma il panico è contagioso. Lo spavento arriva quando fai
i jumping jack o organizzi le posate, in un momento di basso
dramma cosmologico. Interrotto dalla scoperta di un nodulo.
O dal TG delle 9. Di colpo, ogni maniglia di porta è una sentenza
di morte. Quanto si devono essere sentiti soli i primi astronomi,
congelati in terrazza, cercando di afferrare la luce di lune lontane.
Qualche volta è difficile capire se state rallentando
o accelerando. Il trampolino del tempo ci confonde.
Cuciamo i nostri giorni e le notti, gli uni alle altre,
ed è come ricamare una galassia, ma pure le galassie
arretrano l’una dall’altra. Una volta, una donna mi ha suonato
il corpo come se fosse un’arpa. Ho dormito su una tavola di legno
e lei strimpellava le corde sotto finché non son diventata
uno squalo balena, che batte gli oceani. Ne sono riaffiorata
come da un tunnel gravitazionale, integra, più o meno. Per giorni
ho sentito le pinne al posto delle guance. Parliamo di corpi come se non
potessimo comprendere l’universo che hanno dentro,
anche se stiamo tutti a bocca aperta davanti al ceppo di un albero
e abbiamo capito che il tempo si sposta verso l’esterno in un cerchio.
E mentre tutto appare infinito, c’è sempre un anello
di una cosa permeabile che ci trattiene dentro. A volte usciamo
di casa senza maschera ed è un sollievo fare una pausa
da ciò che siamo. Stella nana, campana di preghiera, cervo solitario
che si nutre nella ginestra – qualcosa ci terrà uno specchio davanti
alla faccia, quando ci serve solo che qualcuno ci porti al piano di sopra.

 

 

*

 

 

Macroeconomics

One man sits on another if he can.
One man’s heart beats stronger. One man goes
into the mines for another man to sparkle.
One man dies so the family living at the top of the hill
can eat sandwiches on the lawn. One man’s piggy bank
gets a bailout. One man tips over a stranger’s vegetable cart.
One man stays home and plays tombola till all this blows over.
One man hits the road like a pilgrim to Shambala, child
on shoulders. One man asks who’s going to go out and buy
the milk and eggs? One man’s home is across the horizon.
One man decides to walk there even though it will take days
and nights on tarmac with little food and water.
One man is stopped for loitering and made to do squats
for penance. One man reports fish are leaping
out of the sea and sucking greedily from the air.
One man eats his ration card. One man notices how starlings
have taken to the skies like a toothache,
a low continuous hunger, searing across the fields.
One man loads his gun. One man’s in charge of the seesaw.
One man wants to redistribute the plums. One man knows
there’s no such thing as a free lunch. One man finally sees
the crevasse. One man gives his blanket to the man
sitting in the crevasse. One man says there should be a tax
for doing such a thing and takes it back. The ditch widens.

 

Macroeconomia

Un uomo siede su un altro se ce la fa.
Il cuore di un uomo batte più forte. Un uomo va
in miniera perché un altro uomo risplenda.
Un uomo muore così la famiglia che vive in cima alla collina
può mangiare panini sul prato. Il salvadanaio di un uomo
ottiene un bailout. Un uomo rovescia il carretto della verdura di un estraneo.
Un uomo resta a casa e gioca a tombola finché tutto questo non si placa.
Un uomo si avvia come un pellegrino allo Shambala47, con un bimbo
sulle spalle. Un uomo chiede chi andrà fuori a comprare
il latte e le uova? La casa di un uomo è oltre l’orizzonte.
Un uomo decide di andarci a piedi anche se ci vorranno giorni
e notti sull’asfalto con poco cibo e acqua.
Un uomo viene fermato per vagabondaggio e costretto a fare piegamenti
per penitenza. Un uomo riferisce che i pesci saltano
fuori dal mare e succhiano avidamente l’aria.
Un uomo mangia la tessera del pane. Uno osserva come gli storni
hanno preso il volo come un mal di denti,
una bassa fame continua, librandosi attraverso i campi.
Un uomo carica la pistola. Un uomo ha in carico l’altalena.
Uno vuole ridistribuire le prugne. Uno sa
che non esistono pranzi gratuiti. Uno alla fine vede
il crepaccio. Uno dà la sua coperta all’uomo
seduto nel crepaccio. Uno dice che dovrebbe esserci una tassa
per aver fatto una cosa del genere e la riprende. La fossa si allarga.

 

 

*

 

 

Maybe what you miss is what’s simple,
which isn’t childhood, but that bird
of prey holding the air with its claws.
If you knew it would cost nothing
to keep your wings open like an albatross,
that you could go ten thousand miles without
a single flap, that it has to be this way,
this glissando between soaring and falling,
you could pack up your indignations
and move towards the phone booth
in the sky. A god at the door sitting
on a giant buffalo offers you a sip
of wine to make the bitterness go away.
Your final phone call is to the future,
We’re fine, you say. We’re all going to be just fine.

 

 

Forse quello che ti manca sono le cose semplici,
che non è l’infanzia, ma quell’uccello
rapace che afferra l’aria con gli artigli.
Se tu sapessi che non costerebbe nulla
tenere le ali aperte come un albatro,
che potresti andare per diecimila miglia senza
un solo battito d’ali, che deve essere così,
questo glissando tra impennata e caduta,
potresti impacchettare le tue indignazioni
e andare verso la cabina telefonica
nel cielo. Un dio alla porta seduto
su un bufalo gigante ti offre un sorso
di vino per far passare l’amarezza.
La tua ultima telefonata è verso il futuro,
Stiamo bene, dici. Staremo tutti bene.

Nota biografica

Tishani Doshi è poetessa e narratrice nata nel Tamil Nadu da madre gallese e padre gujarati. Per quindici anni ha lavorato come prima ballerina di bharatanatyam (un tipo di danza classica indiana) nella compagnia Chandralekha a Madras. Ha pubblicato sette libri di narrativa e poesia, i più recenti dei quali sono Girls Are Coming Out of the Woods, inserito nella shortlist del Ted Hughes Poetry Award, e un romanzo, Small Days and Nights (Giorni e notti fatti di piccole cose, Feltrinelli 2020, traduzione di Silvia Rota Sperti), inserito nella shortlist del RSL Ondaatje Prize. Ha intervistato più di cento scrittori sul mestiere di scrivere e ha pubblicato saggi su diverse testate tra cui «The Hindu», «Granta», «The National», «The New York Times», «The Guardian», «Lithub» e il «Corriere della Sera». È visiting professor alla New York University di Abu Dhabi e, per il resto del tempo, vive pressou una spiaggia del Tamil Nadu. A God at the Door, la sua quarta raccolta di poesie, è stata selezionata per il prestigioso Forward Prize for Poetry del 2021.