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Un doppio limpido zero

Autore: Raffaele Carrieri
Curatela: Stefano Modeo
Collana: Interno Novecento
ISBN: 978-88-85583-89-4
Data di pubblicazione: 20 gennaio 2023
Pagine: 304
Formato: 13×19 cm
Foto di copertina: Ugo Mulas

18,00 17,10

Product ID: 9693 Categoria:
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La collana «Interno Novecento» riporta in libreria Raffaele Carrieri, una delle voci più originali e inquiete dello scorso secolo. Un poeta, come scrisse Leonardo Sinisgalli, che «si fa nutrire dal sonno, dai sogni, dalle allucinazioni, dalle immagini, dalle fole». Un’ampia selezione di testi, curata da Stefano Modeo, che segue un percorso cronologico delle opere pubblicate dal 1945 al 1980. Questa antologia permette non solo di far circolare testi diventati da molti anni irreperibili sul mercato – in quanto mai più ristampati – ma soprattutto consente al lettore, attraverso una ricca nota filologica, di accostarsi all’opera del poeta attraversando l’evoluzione della scrittura e dei principali snodi tematici. Una voce imprescindibile della poesia italiana del Novecento che ritorna a vivere grazie a un lavoro puntuale e necessario.

 

 

Attesa di niente

La luce non mi è stata compagna
sulla terra né l’acqua sorella.
L’affabile acqua piovana
che materna addormenta
il vecchio gabelliere
e la giovane rana.
Avrei voluto chiudere il cielo
come una semplice porta
per restare una giornata
acquattato nell’erba
in attesa di niente.

 

*

 

Dimesso l’affanno

Dimesso l’affanno;
quieto, distante, separato
e infine perdonato
da quelli che mi amarono.
Questo mucchietto di cenere
in mezzo alla foschia
sono io; e l’erba che sopra
vi cresce, ancora verde
la mia poesia.

 

*

 

Le strade

Quello che sono e sono stato
domandatelo alle strade
dei paesi della sete.
Tufi lucertole spine,
bell’uva sulle colline
dove fui ladro di galline.
Strade di cenere e pomice
lavorate dallo scorpione.
Dove ramingo io vissi
la cicala ancora muore.

Quello che sono e sono stato
domandatelo alle strade.
Una dice, scatenato!
E mostra le ferite
che fuggendo ho lasciato.
Dalle braccia di mia madre
dalle mani dell’amata
sempre fuggiasco sono stato.
Da me solo inseguito
braccato, colpito.

Re per un giorno
per cent’anni povero.
Soldato bracciante gabelliere:
su ogni nuova strada
nuovo mestiere.
Domandate ai sentieri della neve
alle doline alle cordigliere
quello che sono e sono stato.
Domandatelo alle strade.

Alla malora carte
cartigli e scartoffie
che potevano darmi gloria.
La vita ho consumato
su carta e inchiostro.
Mio Dio quanto ho limato
notte e giorno.
Mio Dio quanto ho penato.

 

*

 

Il verme il frutto

Io sono quello
che sbaglia tutto:
il verme il frutto.
Sbaglio l’amore,
sbaglio le ore
del batticuore.
Sbaglio a salire
sbaglio a discendere.
Sbaglio l’assenza
e la presenza.

Io sono quello
che sbaglia tutto:
sbaglio nel largo
e nello stretto.
Sbaglio a fuggire
sbaglio a stormire.
Sbaglio a morire
dove non sono.

Io sono quello
che sbaglia sempre:
sbaglio nel dare
e anche nel prendere.
Sbaglio a ferire,
sbaglio a guarire.
Sbaglio a star solo
e in compagnia.

Ahi vita mia,
sbaglio follia.

 

 

Nota biografica

Raffaele Carrieri (Taranto, 1905 – Lombrici di Camaiore, 1984) a quattordici anni s’imbarca e fugge clandestinamente in Albania, raggiungendola nell’ultimo tratto a nuoto e dove rimane alcuni mesi; da qui prosegue a piedi per il Montenegro. Nel 1920 è a Fiume con D’Annunzio dove viene gravemente ferito ad una mano. Dopo un breve soggiorno a Taranto si imbarca nuovamente, visita i porti del Mediterraneo e alcune città della costa africana. In seguito si trasferisce a Palermo, per due anni, svolgendo il mestiere di gabelliere. In questo periodo scrive le sue prime poesie che, più tardi, faranno parte della raccolta Il lamento del gabelliere (1945). Nel 1923 si stabilisce a Parigi dove conosce i maggiori poeti e artisti dell’avanguardia internazionale. Nel 1930 è a Milano dove comincia a partecipare alla vita culturale come poeta, scrittore, giornalista e critico d’arte. Nel 1953 vince il Premio Viareggio con Il Trovatore. In seguito si aggiudica il Premio Chianciano con Canzoniere amoroso (1959); il Premio Tarquinia-Cardarelli con Io che sono cicala (1967); il Premio Internazionale Taormina con Stellacuore (1970). Ha scritto oltre cinquanta volumi tra saggistica e narrativa, alcuni dei quali tradotti e pubblicati all’estero.